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La musica, se non ci fossimo capiti

La musica, Fellini avrebbe voluto vietarla, per troppa malinconia, per troppo perturbamento diremmo oggi, psicoanaliticamente.  Lo fece dire dentro La Prova d'Orchestra.

Detto da uno che in Amarcord rappresenta i fascisti come gente che spara alle note, in cielo. Non so se ci siamo capiti ... 



"Si, me ne sono sempre un pochino difeso, ci vorrebbe uno psicanalista di genio per cercare di individuare che cos'è che mi aggredisce in modo tale da preferire di sfuggire la musica.Mi porto appresso 4-5 motivi, che sono quelli che ho sentito da bambino. 

La marcetta dei gladiatori, la Titina, Rumba ... Si vede che devono essere stati dei motivi traumatizzanti per me.  
[Non so spiegarmelo], si ripropone sempre il solito mistero: perché una nota, seguita da una pausa, e poi da un'altra piccola nota, deve strangolarti di emozione?.


A che cos'è che allude? Di che cosa parlano? Perché la musica ha questa immediatezza, ti fa arrendere, ti consegna." A che cos'è che allude?. Di che cosa parlano? ... 
Perché la musica ha questa immediatezza, ti fa arrendere, ti consegna ...".



Qui  tutta l'intervista radio, meravigliosa, che lascia intravedere qualcosa, di quel legame, immagini e musica, Rota che considerava come un medium, un sacerdote, e qualche volta un angelo, musica indimenticabile e che tanta parte fanno del fascino, della sua riconoscibilita', e del tono emotivo, del ritmo, ma diciamo della ombra sonora dei suoi affresconi. 


La musica, quella cosa che non conclude come diceva qualcuno. 
Mi permetto di segnalare anche questo coso qui.  
Mi rendo conto bisogna sentire almeno un motivetto di Rota.



Qui un marcetta "di Carlotta", composta pare, dal vero Maestro Rota. Incantata, grazie. 


Il padrone delle voci



Fellini se ne infischia 

allegramente 
di essere il Padrone delle voci, 
egli rimane il padrone delle immagini












Michel Chion, su La citta' 
delle donne, 
citato da Angelo Arpa, 
edizioni Oleandro, 
pagina 175



Luna nuova


Il silenzio è la dimora pulita dell'Essere (U. Hots).


Ne La voce della Luna Fellini non ci ha lasciato un messaggio, ci ha introdotti a modo suo, sui sentieri del silenzio. Ad un certo punto giunge la Luna sulla terra, non dei poeti, ma delle nuove tecnologie della comunicazione che se non controllate renderanno incompatibile il convivere ed il vivere umano (...). La gente comune, la Chiesa. "Eminenza, la luna é scesa tra noi. Da sempre lassù ci potrà rivelare qualcosa di nuovo? Per sempio, se c'è qualcosa o qualcuno che ci attende dopo la morte? ...".
"La Luna - risponde il cardinale incrociando le mani - non ha nulla da rivelare, tutto è stato rivelato, tutto ...".Segue una baraonda (...). 



Brano tratto  da l'Arpa di Fellini, di Angelo Arpa. Edizioni l'Oleandro, l'Aquila, 2001. 

In fondo a questa paginetta ci sta uno spazio vuoto, predisposto come un fumetto, per scrivere voi medesimi qualcosa: se lascerete un messaggio anche voi sarete passati da qui. La mappa che state usando funziona colle libere associazioni, conoscete leggendo, mentre in questa specie di archivio in movimento, le immagini ed i testi non hanno quasi mai relazione. Dove vedete scritto "QUI" si deve cliccare per ascoltare un audio o video.



Il silenzio dell'oboe

Spoiler? il post e' personale (solitamente nelle tag indico questa cosa insolita, off topic, come "la nana di Fellini", che uso anche per segnare alcune mie preferenze). 

Dopo molti mesi che leggo e trascrivo queste frasi di Fellini, 
e qualcuna su Fellini, mi chiedo se tutto questo ha una compostezza, 
un filo che anche voi dall'altra parte dello schermo seguite, se vi interessa.
  
Oggi piove a Roma, piove di maggio e di venerdì, e piove e c'è rumore. Sotto casa mia, ad Ostiense, dove avanza la gentrificazione, la mutazione, la svendita, la mafia, auto, locali, bruttezza, Al Capone, turisti, giovinastri, spritz, gin, kebab, pizza, brand, immondizia. Sotto casa mia piove, sul cemento, ed il fiume sembra lontano e non lo è, la cultura muore, i  teatri chiudono, la gente parla parole che non sente, decadiamo, cambia il clima, cambia il mondo. Se fosse un film di Fellini, sarebbe come in un tritacarne, insieme e la scena delle moto intorno al Colosseo e le americane che starnazzano dalle terrazze romane, e la miseria delle periferie buie e sole, e il vanto cinico dell'intellettuale impotenza. 





Oggi resitutisco un libro che mi ha fatto compagnia, come una creatura angelica, minuta, una voce inattesa, una stranezza di bellezza: una somma di pensieri e note e citazioni distante come duemila anni luce dalla galassia da quest'epoca e questa Roma di tutti i nostri sbagli.  

Questo libro si chiama L'arpa di Fellini. Lo ha scritto Angelo Arpa, un gesuita sottile, di intelletto e amore, e di aspetto e la voce anche, che per molti anni fu l'amico, il confidente spirituale, forse un Virgilio, certamente un salvatore, per Federico Fellini. Me lo ha prestato un amico, Filippo, costa 12 euro e 91, lo pubblicava una piccola casa editrice, dell'Aquila,
Glielo rendo, tutto letto ma senza una piega, e con dispiacere quasi. 

Padre Arpa scrisse tre libri, uno sull'Europa e la gioventù, uno sulla Cristianità ed uno su Fellini. Su Youtube trovate un suo video, in cui con una lievità e un'ironia intelligentissima, scantona ogni ovvietà, e confessa di voler scrivere un libro sul sesso e Fellini  (che meraviglia ...).


Questo tema (la sessualità, l'eros per precisione) lo trovate in parte anche nella terza ed ultima parte del libro, denso di rimandi classici e psicologici, da Jung ad Apollo, ai mistici, al Cantico delle Creature, a Luce Irigaray. Una femminista 
(per dire, delle volte, l'intelligenza cosa non fa ... ).

Infondo trovate le lettere, tra i due, affettuose, rade, in larga parte tenute private, immagino. Eppure, non sarebbe bello pubblicarle, trovarle, farne cultura, vita presente?

 Nel libro L'arpa di Fellini troverete, nel caso abbiate tutta la pazienza che certamente serve per ritrovare il libro in Biblioteca, delle interessantissime (e quasi scabrose) immagini. E altre cose, lievi, piccole, ipotesi, note al margine  su ogni film di Fellini. In questo mio blog trovate nelle tag, alla voce Arpa, quel che ho saputo cogliere e riprodurre qui di lui (e spero potranno incuriosirvi come hanno incuriosito anche me). 

Chissà cosa avrebbero pensato, entrambi i due, Arpa e Fellini, di Roma, come è oggi. Che piove a maggio, e c'è Al Capone alle porte di San Paolo. Proviamo, come diceva sempre Fellini. 


22 maggio, 2015, Roma


In fondo a questa paginetta ci sta uno spazio vuoto, predisposto come un fumetto, per scrivere voi medesimi qualcosa: se lascerete un messaggio anche voi sarete passati da qui. La mappa che state usando funziona colle libere associazioni, conoscete leggendo, mentre in questa specie di archivio in movimento, le immagini ed i testi non hanno quasi mai relazione. Dove vedete scritto "QUI" si deve cliccare per ascoltare un audio o video.




Poi sara' importante anche per gli altri


"Il punto di partenza per un mio film e' di solito qualcosa che capita a me, e che mi pare possa avere un certo rapporto con le esperienze altrui. E' la sensazione che provo e' questa: cercare prima di tutto di dire qualcosa su di me, e facendo questo, cercare di trovare una salvezza, una strada che mi conduca a qualche significato, a qualche verità', a qualcosa che sara' importante anche per gli altri. Mi piace quella stimolante combinazione tra lavorare insieme e vivere insieme, che il cinema offre. Ogni ricerca che un uomo svolge su se stesso, sui suoi rapporti con gli altri, e sul mistero della vita, e' una ricerca spirituale, e nel vero senso del termine religiosa. Suppongo sia questa la mia filosofia". 




FF, riportato nell'introduzione di Il vero Fellini, di Virgilio Fantozzi, Ave editore. 

Questo archivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete. 


La via piccola

"Un amico
mi rende
felice".





FF, ne L'Apra di Fellini, di padre Arpa.Edizioni dell'Oleandro.  Una piccola cosa da dire della vita, molto seria, tra le tante buffonate che disse e diciamo tutti. 
Eppure questo piccolo archivio digitale funziona come una mappa mentale, usando le libere associazioni, che trovate nella colonnina alla destra dello schermo. Per questo sapere che siete passati da qui, condividendo un post o lasciando nello spazio bianco infondo a questa paginetta, arrichiesce il lavoro ed e' un gesto di amicizia. 












Le poche amicizie, i molti amici


Fellini ha avuto molti amici, ma poche amicizie: i molti amici sono stati e sono la sua grande famiglia, composta di attori, attrici, di tecnici, di maestranze e stabili e di passaggio, testimoni e artefici delle sue avventure. 

Amicizie poche: amico persona da sempre, il pittore e scenografo Rinaldo Geleng, al quale Fellini era legato da stima e da un affetto mai appassiti, affetto e stima coi quali Geleng ha accompagnato e sostenuto Fellini nel duro calvario che lo avrebbe condotto alla morte. 


L'amico all'univoco Tornino Guerra, nel senso che Federico e Tonino vivevano un gemellaggio estetico, che ha punteggiato le piu' sorprendenti folgorazioni del regista. Amico ed ispiratore il poeta Andrea Zanzotto. 


Nell'amicizia Mario Longardi, depositario della privacy di Fellini e gestore discreto della sua comunicazione con l'esterno, e negli ultimi anni Pietro Notariani. 
Fuori schema Brunello Rondi, ideatore e sceneggiatore. 


Sempre in campo Leopoldo Trieste, attore all'unisono. Ancora negli ultimi anni Gianfranco Angelucci, autore di una tesi sul Satyricon.
Tra le donne, non l'unica ma certamente la piu' esemplificativa, Liliana Betti, autrice a sua volta di una singolare e per me interiore biografia di Fellini, insieme alle mai svanite presenze di Fiammetta Profili e di Norma.


Non parlo di Zavoli, perche' il suo rapporto con Fellini non e' dicibile. Primo ed ultimo il Teatro 5 di Cinecitta', amico dei sogni, e custode della sua creativita': su nicchia a parte, infine, Rome de Mario. Tra amici ed amicizie non annovero NIno Rota, perche' Nino e' l'altra costola di Fellini.





Brano tratto da "L'amicizia", pagina 147, La Dolce Vita, edizioni Sabinae, Roma, di Padre Arpa, pubblicato nel 2009, da un insieme di pensieri, appunti nel diario, ricordi, e altre cose private del rapporto tra Arpa e Fellini, ed altri. L'elenco sembra molto puntuale, e coi pochi. 

Il libro contiene per intero anche la vicenda dello scandalo, la bomba, la censura e la mediazione, per far uscire La Dolce Vita. Nella foto centrale la famiglia Fellini, con Riccardo e Federico, ormai 70enni. 


La fuga da Tuluca


Dino (De Laurentis) ripeteva: "padre, questo e' un film sulla morte; che interesse puo' avere per il pubblico? Dica a Federico che lasci stare; ha tanta fantasia, puo' inventare gioielli come Cabiria o La strada. 
Arpa, gli spiegava: "Il viaggio di Giuseppe Mastorna non e' un film sulla morte, al contrario e' un film sulla vita, piu' propriamente e' una storia sull'immortalita' dell'artista. Se vuoi possa impegnarmi per aiutarti a presentarlo cosi' al pubblico". 


Non se ne fece nulla. 
La vicenda di Mastorna si rivela la piu' misteriosa e trasversale di Fellini personaggio di se' stesso. Ma decisivo in questa vicenda fu l'incontro tra Fellini e Castaneda, a Tuluca, in Messico.  Castaneda fugge, Fellini fu inseguito, da messaggi, minacce, e una paura che lo convinse a tornare a Roma. 

Le ultime emozioni riguardo a I viaggio di Giuseppe Mastorna le ho vissute e sperimentate con Federico e Nino Rota, in occasione di una cena a casa; gli argomenti furono tanti e anche svariati, ma fini' per prevalere la fatica e il gioco del creare. Nino comunicava una spiritualita' cosi' pulita e cosi' puntuale da condizionare l'ascoltatore ad un silenzio a vista. Quando si venne a parlare del film disse: "Federico, l'idea della morte mi e' congeniale da sempre, ma il viaggio a morte di Mastorna dovro' accompagnarlo con motivi e tonalita' prive di ogni vanita'". 



Brano tratto da"Il sublime ne Il viaggio di G. Mastorna", dove Padre Arpa ricorda il primo trattamento del film mai fatto, e i propri ricordi, edizione Sabinae, 2019. Sugli altri film non fatti cercate tra questo archivio sotto la voce "incompiuti". In fondo alla paginetta quando necessario per proseguire, lasciare un vostro messaggio o condividere questo brano. Nella foto in alto il primissimo film, la commedia sentimentale, Agenzia Matrimoniale.