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Il cinema pittorico


La luce per me
 in un film e' l'ideologia,
l'essenza, lo stile.

Io faccio un cinema pittorico,
non narrativo













La foto e' del 1973, durante una visita al Circo Orfei., dove porto' il suo alter-ego, attore giovanissimo, Bruno Zanin, di Amarcord, ed anche me. Lui fece un numero su un asino, mi pare, ed io ricordo solo l'odore della segatura a terra. 

Proteggete la conoscenza, condividete questo post, con chi amate preferibilmente, i pulsanti sono in basso, e se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. 


L'inconoscibile passato



L'idea di fare un film su la paganita', come Satyricondi studiare cosa poteva essere un uomo prima dell'avvento del cristianesimo, di disegnare la psicologia di un essere privo di prospettive sul significato della sua vita, e delle sue azioni, mi stimola 
molto. Petronio poi, anche a scuola, mi aveva affascinato  per la questione dei frammenti, che per forza di inducono  a riempire le parti mancanti [...] 


Brano tratto da Il Popolo, intervista del 1968. Le immagini da Satyricon. Infondo al post trovate un piccolo spazio bianco da riempire con un pensiero, un'emozione, se vorrete, e anche per condividere la conoscenza, e proteggere questo lavoro. Grazie. 




La forza nel sinistro





“Una settimana prima di iniziare il film, ho sognato che qualcuno mi cavava l’occhio destro con un cucchiaio. Non soffrii, ero sorpreso. Forse il sogno voleva dire che per questo film non mi serviva l’occhio destro, quello della realtà, ma solo il sinistro, quello della Fantasia.” 



Federico Fellini, 
Immagine da "GIULIETTA DEGLI SPIRITI" (1965), film sottovalutato, ma invece positivo e visionario, dove la fantasia, la fuga, salva la donna, dalla pazzia e dalla solitaria prigione esistenziale in cui viene relegata. 

Questo archivio funziona come una mappa mentale, cercate da soli. Lasciate alla fine della paginetta un segno del vostro passaggio. Grazie.

Giulietta ed i fantasmi


Ma soprattutto in Giulietta degli spiriti che è un film liberty floreale, dove tutti gli oggetti esprimono una certa visione nevrotica della realtà soggettivata, dove l'oggetto è tutto soggettivato, dove i paralumi diventano delle serpi o dei pappagalli e tutto l'arredamento liberty tende ad una antropo-formorfizzazione a sfondo sessuale: il ricordo di Rubino, di un mondo stregato, di una narrazione ridotta a calligrafia che si traduce in una serie di simboli e segni che corrispondono a una visione geroglifica inesorabile, dove tutto deve restare sospeso e immobilizzato, ha sicuramente pesato, attraverso la scenografia, il costume, la trasformazione antropomorfica delle cose, per rendere più evidente come le turbe nevrotiche della protagonista fossero talmente schiaccianti da bagnare di se stesse tutta la realtà che le circondava. 

Ecco quindi allora l'immobilità stilizzata da vetrata di chiesa, la visione di fantasmi fermati dal flash al magnesio.


QUI il trailer dell'epoca, e ce ne sono altri in questo archivio. 
Qui funziona come una mappa mentale, usando le libere associazioni che trovate nella colonnina alla destra del vostro schermo. Sapere che siete passati da qui, condividendo un post o lasciando nello spazio bianco infondo a questa paginetta, arricchisce il lavoro.

L'estro pigro



Federico era di una indolenza che non si puo' credere, uno che aveva il mare a Roma, e lo faceva di plastica.








Alberto Sordi, amico di gioventu', e scherzi, suo attore nel suo debutto. 
Nella foto: Federico Fellini e Giuseppe Rotunno sul set di SATYRICON (1969) 
© Cineteca di Bologna/Reporters Associati. 
QUesto archivio funziona come una mappa mentale, lasciate un messaggio 
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Roma di cartone