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Quel turco-manno



"Fellini e' un turcottomanno inibito dal cattolicesimo".
















Ironica e compiaciuta nota di Renzo Renzi, critico, intellettuale, amico, 
considerato come un'ombra, collaboratore letterario, di Fellini, poi  
fondatore della Cineteca di Bologna, racconto' 40 anni d'amicizia 
e lavoro  (quattordici volumi curati assieme) e questo lo trovate  qui
La sua vita silenziosa qui
Foto tratta dalla cronaca dello scandalo politico di Renzi, e dalla copertina di un libro.  


San Giuseppe!



Il primo corto del 1953, dove un giornalista cerca

una sposa per un amico che vive segregato in una casa di campagna perchè è un lupo mannaro. 
Si chiama Agenzia Matrimoniale, e si trova: Qui

Nella foto il primo film, da sceneggiatore ed unico come attore di Fellini, quel Fiordo realizzato con e per Anna Magnani, dove lui impersona San Giuseppe





Questo archivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete. 




L'inconoscibile passato



L'idea di fare un film su la paganita', come Satyricondi studiare cosa poteva essere un uomo prima dell'avvento del cristianesimo, di disegnare la psicologia di un essere privo di prospettive sul significato della sua vita, e delle sue azioni, mi stimola 
molto. Petronio poi, anche a scuola, mi aveva affascinato  per la questione dei frammenti, che per forza di inducono  a riempire le parti mancanti [...] 


Brano tratto da Il Popolo, intervista del 1968. Le immagini da Satyricon. Infondo al post trovate un piccolo spazio bianco da riempire con un pensiero, un'emozione, se vorrete, e anche per condividere la conoscenza, e proteggere questo lavoro. Grazie. 




Lo strano caso del femminismo felliniano


Il cinema in quanto seduzione irresistibile e' qualche cosa di femminile nella sua essenza.






Infondo alla paginetta trovate uno spazio fatto apposta per farci sapere di essere passati anche voi da qui, e ce' anche il modo per condividere questo posto con chi ne avesse estremo bisogno. QUI uno dei tanti misteriosi output di questo lavoro, un convengo con molte donne da tutto il mondo, Alla W
ellesley University nell'estate del 2019, su questo ed altri temi femministi, da cui ci pare che almeno la sciocca immagine della femme fatale, eros, tette e culi, sia stata anche essa rotta. 

La maniera fascista


A proposito di Amarcord, da alcuni attaccato per "fascismo di cartapesta" dagli stessi intellettuali iper politicizzati che sempre avevano attaccato la naivite del regista, Fellini diceva: "siccome si tratta di un borgo, della metafora di una chiusura, di una mancanza di rapporti con l'esterno, in questo senso il film riflette con maggiore evidenza, esprime con piu' forze che cos'era il fascismo, la maniera di essere fascisti, quella psicologica, emotiva: e cioè essere ignoranti, prepotenti, esibizionisti, puerili". 




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La bellezza ha le prove




"Io amo le donne, 
soprattutto le belle; 
la bellezza è una prova 
dell’ingiustizia del mondo".




di Maurizio Liverani,  durante la preparazione de La Dolce vita. 

Questo archivio funziona come una mappa mentale, e per questione di stile tra immagini e testi non ci sono che legami casuali; conosci te stesso potrebbe essere il suo motto, ma non lo e' per davvero, solo fate da soli. E siate gentili, lasciate un messaggio del vostro passaggio, condividete le paginette che vi fossero servite, in fondo tutto quel che serve. I link esterni, sempre indicati come QUI, portano fuori dal blog.  










La fatina delle favole

Un'occasione per sentire la cadenza, la vocina in falsetto, la stanchezza, la scintillante intelligenza., di cui in molti si sono abbeverati in questi anni, e penso in particolare ai registi e agli sceneggiatori (siate gentili, riconoscete il lavoro degli altri come vorreste fosse riconosciuto il vostro): Lunga intervista per la TV francese a Fellini, in occasione dell'uscita de L'intervista. Si parla di cose note, della Dolce Vita, dei disegni, del casting, dei sentimenti di un artista, di un incontro speciale. 
"Una signora, che mi ha accolto in giardino, che pareva una fata, un personaggio di Andersen ...".
Qui l'intervista integrale, in francese ed italiano





Christian Defaye, realizzata nel 1987.

Questo archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi dalla destra dello schermo alle parole che trovate composte in forma di colonna, ed alfabeticamente ordinate, dal computer. 
 



Il Far-West ed i galantuomini


Il giornalista Enzo Biagi intervista Federico Fellini, QUI il video.

Un ricordo di una televisione d'altri tempi, meno trucida, e nella quale si parlava italiano.




 



Codesto archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi come dalla destra dello schermo. Condividete questo post oppure, forse meglio se lascerete un segno del vostro passaggio nei commenti, arricchirete questo lavoro. Le immagini quasi mai sono legate ai testi, per scelta. Ogni volta che trovate la parola "QUI" andate su un sito esterno, per un audio o un video, o qualche volta un iper-testo. 





Il mattatoio mi da' pace


Chi e' felice non lo sa.
Non c'e' consapevolezza di uno stato come la felicita'.

Appena realizzi che sei felice gia' non lo sei piu' {...} Il successo e' necessario per continuare, per mantenere la fiducia. Il lavoro ...  essendo il mio e' gia' metterci qualcosa di obbligato che invece non ha affatto {...}

Ho sempre avuto una tendenza a intrattenere gli altri. I clown ed il circo mi sono apparsi, come un'anticipazione, di come sarebbe stata poi la mia vita, tra la processione blasfema ed il mattatoio, l'apparizione di questi mostri dell'umano oltre che inquietarmi anche mi davano familiarità' {...}.




L'America che ammira il talentaccio


  • Qui trovate on line e gratuitamente un documentario sperimentale, trasmesso in TV nel 1969 per il pubblico americano.

  • In A Director’s Notebook Fellini introduces himself to America in experimental documentary (on TV,1969, here for Free)




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La burla


«Una volta, per commuovere, avrò avuto cinque o sei anni, ho pensato di fingere un suicidio. Ho preso l'inchiostro rosso, mi sono sporcato tutta la fronte e tutte le mani e poi, siccome la nostra casa al secondo piano aveva una scala interna che andava a pianterreno, mi sono sdraiato in terra e ho aspettato che qualcuno si affacciasse, mia madre o mio padre, e immaginavo la scena che avrebbero visto... sono rimasto lì un quarto d'ora, il pavimento gelato, e poi cominciava a prendermi una strana paura, che forse potevo morire sul serio, e poi mi prendeva anche la paura che mia madre, vedendomi dall'alto così spezzato, così morto, potesse impazzire. Però continuavo ad aspettare, perché era talmente intenso il piacere, la voluttà di gustare il dolore degli altri per me, che ho resistito per tre quarti d'ora, immobile così, tremando dal freddo, ma non è venuto nessuno. 
A un certo momento è venuto mio zio, invece, che ha aperto il portone: vai a lavarti la faccia, buffone. E allora ho sentito un odio profondo per quest'uomo, che con questa frase mandava all'aria tutta una recita». 



brano tratto dall'intervista inedita c
on André Delvaux. 
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La commedia comune







me pare di avere fatto dei film 
anche comici. Lo sceicco biancoI vitelloni non erano dei film comici? 
La città delle donne non era un film comico? Come anche 8 1/2, del resto. Dipende dal senso che si dà al comico. Comico nel senso della commedia,
cioè del dramma comune, umano, umoristico, risibile, addirittura buffonesco, vissuto senza coturni ai piedi. Film che raccontano illusioni di personaggi smontati e smagati  da una realtà imprevedibile ...






Il Tempo 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, 
da un intervista con Rondi. Ora, questo piccolo archivio digitale funziona come una mappa mentale, usando le libere associazioni, nella colonnina alla destra dello schermo. Per questo anche sapere che siete passati da qui, condividendo un post o lasciando nello spazio bianco infondo a questa paginetta, un vostro sentimento, arricchisce questo lavoro.






Mica son favole queste mie




"Ma ti sembra davvero che fino ad ora io mi sia soltanto divertito a raccontare favole o a scaricare sugli altri i miei complessi e le mie emozioni? La strada, Le notti di Cabiria erano solo storie patetiche di anime impaurite dalla vita o non potevano piuttosto essere immagini emblematiche dello sfruttamento della miseria? E i ruffiani che sguazzano dappertutto in quei film non erano anche espressioni di una società che continua a creare sbandati? Il bidone con tutte le sue tresche non diceva proprio nulla della mafia morale che caratterizza il costume pubblico e privato del nostro paese? E La dolce vita e Amarcord non denunciavano le spavalderie politiche, economiche e religiose di allora e di oggi, la sorte sgraziata di una società che paurosamente impoverita in se stessa era costretta a bruciare i suoi istinti solo al calore delle illusioni, mai per crescita spontanea e mai al di là del sogno e della paura?" [...] 

Il vento e il carillon sono i segnali sonori nel missaggio dei ricordi. Una memoria filmica che non è nostalgica: 
è un deposito dove trovano posto «ricordi di rifiuto»  [...] 





Qui un'intervista ad un autore americano che di recente ha trasformato La strada in uno spettacolo teatrale



Perche' mentiva Fellini?

















Il set Tuscia di Federico Fellini. 

Memorie di un luogo. 

Conversazione con Moraldo

 a cura di Paolo Pelliccia

Aho', hai preso l'Oscar

[...] Ho saputo dell'Oscar da Alberto Sordi,  che mi ha telefonato alle otto e un quarto, insomma avevo detto anche  alla mia  sorella di chiamarmi, ma te lo volevo dire che lo hanno detto alla radio, che l'Oscar non te lo hanno dato, lo hanno dato a Tanio Boccia ... 
da come lo ha detto ho capito che scherzava [...] 



Ero contento, ma anche 
molto teso; avevo paura di deludere. 
Io non sono un attore. 

[...]  Se dovessi scrivere delle battute, far vedere a un attore come si recita la parte di un regista cui danno l’Oscar per la carriera, cosa deve dire e come deve fare me la caverei benissimo, ma il fatto di essere coinvolto personalmente mi rendeva molto nervoso  [...].








Proteggete la conoscenza, condividete questo post con chi amate, oppure lasciate infondo alla paginetta un messaggio per far sapere che siete transitati da qui. L'archivio funziona come una mappa, navigate dentro voi stessi. La relazione tra testo e immagine qui nei post non esiste, fa da unico stile il caso. 


Realtà delle realtà



L’unico vero realista è il visionario. 
Chi l’ha detto?








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A life

Federico Fellini è nato a Rimini il 20 gennaio 1920, figlio di Ida Barbiani, romana, e di Urbano, rappresentante di commercio originario di Gambettola.
Mentre ancora frequenta il liceo, il futuro regista comincia a farsi un nome come caricaturista: per promuovere i film, il gestore del cinema Fulgor gli commissiona i ritratti dei divi. Fin dai primi mesi del ’38 avvia una collaborazione con la “Domenica del Corriere”, che ospita varie sue vignette, e con il settimanale umoristico fiorentino “420”. Trasferitosi a Roma nel gennaio ’39 con il pretesto di iscriversi a giurisprudenza, entra nella redazione del “Marc’Aurelio”, un diffuso periodico satirico, diventando popolare attraverso centinaia di interventi a firma Federico. 

Frequenta gli ambienti dell’avanspettacolo, scrivendo monologhi per il comico Aldo Fabrizi, e collabora alle trasmissioni di varietà della radio dove incontra la giovane attrice Giulietta Masina (1921-1994), che sposerà il 30 ottobre ’43. Avranno soltanto un figlio, morto a un mese dalla nascita. Partecipando ai copioni dei film di Fabrizi e di altri il riminese si impone presto come sceneggiatore. 
Lavora a Roma città aperta e subito dopo a Paisà stringendo una feconda amicizia con Roberto Rossellini. Sceglie di associarsi con il commediografo Tullio Pinelli, al quale resterà per la storia del cinema per sempre legato. In coppia diventano fra gli sceneggiatori più richiesti, al servizio di vari registi tra i quali Pietro Germi e Alberto Lattuada. Quest’ultimo lo vuole accanto nella regìa di Luci del varietà(1950), che si auto-producono uscendo dall’impresa pieni di debiti. 
Va male anche il primo film che Fellini dirige da solo, Lo sceicco bianco (1952), ma il successo arriva con I vitelloni(1953), Leone d’argento a Venezia e lancio definitivo di Alberto Sordi. 
Segue La strada (1954), interpretato da Giulietta e premiato con l’Oscar,  soltanto la prima di una serie di pellicole che collocheranno Fellini fra i grandi del cinema. 

Tra i titoli più noti si ricordano Le notti di Cabiria (’57, altro Oscar), La dolce vita (’60, Palma d’oro a Cannes),  (’63, Oscar) Fellini Satyricon (’69),  Roma (’72), Amarcord (’73, Oscar), Il Casanova (’76), Prova d’orchestra (’79), Ginger e Fred (’85), Intervista (’87, premio del Quarantennale a Cannes, Gran premio a Mosca), La voce della luna (’90). L’iter felliniano è costellato di omaggi e riconoscimenti, inclusi la Legion d’onore (’84) e il Praemium dell’Imperatore del Giappone (’90). 
Fellini è il solo regista al mondo che ha vinto più Oscar, cinque, di cui l’ultimo, alla carriera, nel ’93 pochi mesi prima della morte che avviene a Roma il 31 ottobre  provocando commozione e cordoglio in tutto il mondo.