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Si diverte il Burattinaio?






“Non ho mai avuto problemi con gli attori…. Amo gli attori. Adoro il loro aspetto bambinesco… tra loro e me è una collaborazione. Le marionette sono contenti di essere marionette se il burattinaio è uno che sa fare il burattinaio”.

Fellini amava i burattini, tanto che sua madre disse: “fine dalla nascita di questo figliolo aveva una predisposizione per i burattini. Era molto appassionato per fare il teatro per i suoi compagni. Allora io le compravo le teste e lui faceva i suoi vestitini, le confezionava come un sarto, a queste teste di burattini. E poi dopo io li avevo comperato un teatro e come avevamo un grande terrazzo, da lì, faceva il burattinaio per i compagni, di scuola, compagni di giochi e li faceva pagare un soldo per uno”.

Fellini filmo' i burattini in una brevissima scena del “ I Clown”. 




Proteggete la conoscenza, condividete questo post, c'e' anche uno spazio vuoto per i pensieri o i sentimenti,  se quello che leggete vi riguarda, almeno, contribuirete al lavoro. Le immagini ed i testi per ragioni di stile non sono legate in questo archivio, che funziona invece come una mappa mentale, conoscete voi stessi.



Acchiappa fantasmi








Una vecchia intervista in inglese, dove Fellini racconta l'arte non facile di fare casting. Con un inglese trasognato ma corretto, e la sua vocina dolce e gentile. "Il cast e' molto importante, perché e' la prima volta che posso materializzare i miei fantasmi, e posso davvero capire chi, tra migliaia che vedo, davvero ha qualcosa a che vedere col mio film. Per questo e' un momento difficile ma pesante, perché devo scegliere, e quindi come sempre e' il decidere non e' facile, anche perché so che  quelle scelte saranno il cuore del film".

Qui l'intervista integrale. Per appassionatissimi.









Questo a
rchivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete. 




Guadagnarsi la pagnotta




"Napoli ha dato da sempre per la sua storia capace  di un sufficiente distacco, dai guai che ha passato.  

Questo e' il principio dell'arte scenica, dell'attore. 


Sapere di fare qualcosa di estremamente infantile,  uterino, estroverso, umorale, quindi con distacco.  Quindi il napoletano e' il piu' adatto a fare l'attore,  per questa possibilità' di guardarsi vivere.

Vado a Napoli in cerca di tipi. Come un enorme negozio. Io non racconto intrecci psicologici. Sono teatri di maschere, quelli che faccio.  

Mi serve un volto su cui immediatamente lo spettatore legge una storia".


Il resto della breve intervista TV,  con Gianni Mina' e' qui. Non lunga.


Federico Fellini (a sinistra) con Moraldo Rossi (a destra) sul set de Lo sceicco bianco, al centro l'attore Leopoldo Trieste. Troverete su Napoli e sugli attori, marionette, facce, doppiaggio, alcuni altri post, navigando nelle parolette, alla destra dello schermo della prima pagina. Funziona in questo modo, come fosse una mappa mentale: e se lascerete un messaggio farete sapere anche voi che siete passati da qui. E se quello che c'e' scritto vi riguarda in qualche modo, allora, non si sa mai cosa potrebbe accadere. 
Grazie della condivisione. 





La grande pazienza



Fellini sul set diventa inspiegabilmente paziente. Sopporta le interminabili attese necessaria a preparare una scena. Non dubita minimamente che tutto cio' che partecipa al film, uomini, animali, cose, non sia minuziosamente al corrente dei risultati che vuole ottenere.  Percio' quando gli accade di chiedere con tono di contrariata esasperazione: come mai quel pavone non va al segno della sua posizione, ecco che la sua domanda cessa di indirizzarsi a un qualche fantastico animale sapiente per diventare una assurdita' umana. 





Un brano tratto dal libro curato da Giovanna Bentivoglio, per la Archinto editore, di Lilliana Betti, seconda assistente ed amica storica e fedele. Nel disegno di Fellini il suo rapporto esplicitato con ironia, con la Betti che amava ritrarre in varie fogge travestita da tutto. 

Questioni aristoteliche

"Verso il cinema ci sta un giudizio riduttivo, forse. Il cinema credo, forse un po' enfaticamente, sia un'arte che ha le stesse esigenze delle altre. Ad uno scrittore non diresti mai, mi meraviglio che gli accapo li metta lei, avverbi li mette lei, li aggettivi li mette lei, invece che affidarli ai suoi collaboratori. E ad un pittore non diresti mai, ma questo verde proprio lo ha messo lei?.

Il cinematografo, a differenza della pittura e della pagina scritta, sul piano realistico, ha delle esigenze legate alle azioni, al fatto che i personaggi si muovano, parlano. Non sono immagini che sono in delle sfere personali, come il lettore, al cinematografo invece devi essere espressivo, allusivo ma anche credibile, concreto. In questa biblioteca dovevano esserci grandi poltrone, di lettori di cento anni fa, insomma questa poltrona doveva essere la poltrona.

Se scrivi metti la poltrona, se fai il cinema devi di una, devi trovare la poltrona, quella esatta. Le poltrone sono importantissime".




Il video da cui traggo questo passaggio per intero, dura circa venti minuti, lo trovate qui; (video un poco amatoriale, televisivo, ma che ripropongo lo stesso, che infondo, sotto fondo, si sentono anche alcuni di questi suoni dal vivo che per almeno due, se non tre, fasi di pre-montaggio  e montaggio sono poi la colonna sonora autentica, provvisoria, la traccia della vita del film come lo hanno vissuto i suoi protagonisti e fattori, un processo di lavorazione oggi poco praticabile, ma che Fellini amava, e ne parla altre due volte anche in questo spazio). Questo piccolo archivio funziona  in maniera personale, per libere associazioni, come un sogno o una mappa neuronale, cercate voi stessi, non cercate legami tra immagini e testi che non ce ne sono, invece se lascerete un messaggio farete qualcosa di apprezzabile e rispettoso verso questo lavoro.

Stop, va bene!




Andrea de Carlo racconta il diario, quasi un romanzo, tratto dalla sua esperienza sul set del film La Nave va. Lo intervista, come scrittore, anche sugli attori inglesi di teatro, sullo scrivere, e sulle comparse trovate a Napoli per caso, e in generale sulle ragioni del silenzio durante e dopo il film:

 "il cinematografaro prova sempre disagio davanti a chi si esprime colla letteratura. Per fortuna siamo un poco amici, e cosi va meglio. A me non riesce di parlare molto fedelmente colla mia creatura, viene sempre messo in discussione, rinnegato, una mattina senti che il tuo film non ti saluta, ti viene incontro, oppure ti volta le spalle. Una storia non e' niente, e' il sentimento che mi trova imbarazzato. E allora preferisco inventare altre storie, almeno per gli amici giornalisti. Di tutte le fasi devo dire che la piu' delicata e' il cast. Con un attore posso spiegare meglio, se non e' un attore, ma e' solo il personaggio, la faccia, forse e' quasi meglio, si muovera' da solo, con quella autonomia che gli e' propria, che sia la condizione ideale, per dare ai personaggi freddi sulla pagina, per dare l'impersonale, unico, imprevedibile, che ogni creatura umana porta con se'. Devo dire che li ammiro molto, gli attori, fin da bambino. La loro voce, parrucche, riccioli, i colori, credevo che vivessero cosi', anche dopo". 

  Qui il video integrale.