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Come se lo fosse



«Raccontandomi della sua adolescenza, mi aveva riferito della sua fuga a Bologna con la compagna di scuola Bianchina. Ora, siccome a questa data la Bianchina era andata a stare a Milano, mi sembrò utile avvicinarla per raccogliere altri particolari su questa fuga d'amore. Ma Bianchina mi fermò subito. Lei non era mai fuggita a Bologna con Federico. A questo punto non mi restava che tornare da Fellini per rendere ragione di questa smentita. Fellini non si turbò: «Se non è vero - mi disse - è come se lo fosse». Allora, da quel momento, io non volli verificare più nulla di ciò che Fellini andava raccontando, del resto i suoi racconti erano tutta la sua verità».



Un ricordo di Renzo Renzi, amico, collaboratore, sceneggiatore, per quasi tutta la vita, di Fellini, critico letterario (QUI la sua vita ed opera) e fondatore della Cineteca. Tratto 
da un'articolo de l'Unita'. Qui
Se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. Questo articolo funziona come una mappa mentale, ma tra immagini e testi non ci sono legami che strettamente casuali. 





Shhhhhhh!




"Tutta la mia vita è piena di gente che parla, parla, parla, andatevene! Fuori tutti di qui!"




Qui uno dei progetti piu' belli trovati cercando in questo anno di ricerche in Rete e navigate a vista: viene realizzato all'estero, con le locandine internazionali del film. 
Bravi. 






Proteggete la conoscenza, condividete questo post, con chi amate preferibilmente, i pulsanti sono in basso, e se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. L'archivio che state usando funziona come una mappa mentale, partendo dai vostri interessi o anche a caso, d
alla destra del vostro schermo, conoscete voi stessi. Le immagini solitamente non hanno legami coi testi, per scelta. 





Ogni uomo e' stato bambino

«Ero capace di restare intere giornate aggrappato su una finestra molto alta dal pavimento della stanza, pressoché immobile, per potere attirare l'attenzione di chi girava per casa fino al punto che questi dicessero: Ma com'è strano questo ragazzino. Chissà cosa pensa, chissà cosa vede».





Poi abbiamo visto cosa vedeva, come vedeva. Della sua infanzia parla poco e ripetendo spesso le stesse cose, il collegio, la noia, il circo, i fumetti.   Infondo al post trovate un piccolo spazio bianco da riempire con un pensiero, un'emozione, se vorrete, e anche gli artifici per condividere la conoscenza, ed  in qualche modo gentile proteggere questo lavoro. 


Tortellini & melodrammi




Un ricordo domestico, tratto da A tavola con l’amico Federico, di Renzo Renzi, collaboratore, amico, sceneggiatore, per anni accanto a Fellini.   Nella foto Fellini al matrimonio di Renzi con Teresa Curtarello.
  



Federico entrò in dimestichezza con la mia famiglia, cioè con mia moglie e mia figlia, nell’occasione del mio matrimonio, quando mi fece da testimone di nozze sul cucuzzolo di San Lorenzo, in collina. Fu in quell’occasione che Fellini cominciò a chiamare mia moglie, Teresina.  Quando lo andammo a trovare a Roma ci portò dalla Cesarina, che prima teneva una trattoria a Bologna, in via Santo Stefano, ma che poi si era trasferita a Roma per seguire la figlia, anch’ella abbastanza fresca di matrimonio. “La Cesarina” era il ristorante bolognese a Roma nel quale ci si dava appuntamento per mangiare i tortellini. Ora, a Roma, in via Sicilia, presso via Veneto, il ristorante ospitava gente dei ministeri, e, insomma, gente di comando. La Cesarina ci aveva portato le sue energiche abitudini di romagnola: una volta che vide una signora molto ingioiellata spegnere la sigaretta nel piatto dei suoi tortellini, le si avvicinò e disse: “La mia bella signora, se non viene più qui mi fa un vero piacere!”. La Cesarina era una delle contadine romagnole che piacevano tanto a Fellini. Un’altra volta la Cesarina pretese di regalare a mia moglie un altro piatto di tortellini perché s’era accorta del pancione che la Teresina aveva, mentre aspettava l’arrivo di Lisetta, nostra figlia.



Ma il vero primo incontro con la nostra famiglia fu a Cinecittà, durante le riprese del “Satyricon”. E precisamente durante una scena nella quale una mulatta con i seni nudi continuava a correre in su e in giù per il set senza che alcuno nella troupe mostrasse segno di turbamento. Poi Fellini ci portò a consumare il pasto nel suo piccolo appartamento. E fu lì che scoprimmo la gran dieta che Fellini stava seguendo, siccome mangiò solo un po’ di insalata scondita. Questo fu anche l’avvio di una serie di pranzi tra Roma e Bologna. Da allora, quasi ogni domenica mattina, Fellini mi avrebbe chiamato al telefono. E se, invece che me trovava la Teresina, subito diceva: “Ma che bella voce che hai, Teresina!”.






Una sera venne a cena con Giulietta. C’erano anche Zangheri e altri amici. A Fellini era stata proposta la regia dell’“Aida”, ad inaugurazione del Teatro Comunale restaurato. Mentre Giulietta caldeggiava la nostra proposta (durante il viaggio gli aveva raccontato la trama dell’“Aida”), Federico era molto perplesso. “Che c’entro io col teatro?”. Il maestro Dellman, per convincerlo, era disposto a fargli sentire tutta l’“Aida” al pianoforte. Ma Fellini non cedette. Il teatro non era il suo mestiere. Eppure... uno dei suoi film più inattesi e più belli, “E la nave va...”, sarà pieno di cantanti e di melodramma che è uno dei suoi molti padri. A tavola si parlava di ogni cosa, del mago Rol e del pittore Balthus, che voleva fargli il ritratto. Qualsiasi argomento era trasmesso dalla sua voce mite: era l’amico con il quale si poteva parlare di tutto. Finché un giorno mia moglie decise che poteva chiederlo. Federico conosceva il suo lavoro, l’avrebbe presentata in una mostra? Forse non tutti, anzi pochi lo sanno, ma mia moglie fa collages che a me sembrano assai belli. In quell’occasione venne apposta a Bologna e Fellini parlò di Teresa alla tv, mentre aveva già scritto il suo pezzo per il catalogo di presentazione della Galleria S. Luca. Teresa gli fece anche un ritratto, che ora si trova a Rimini alla Fondazione Fellini.

È passato tanto tempo. Finché una domenica mattina al telefono chiese a Teresa: “Teresina, siete arrabbiata con me? Non riesco più a fare niente. Mi sento vuoto!”. 

Poco dopo se ne andò.




Il resto del racconto e' qui o cercando nelle tag di questo spazio, creato come una mappa mentale, la vostra e quella de
 la conoscenza,  se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui ed espanso l'universo vostro, come direbbe un poeta. La relazione tra testo ed immagine in questo lavoro e' solitamente del tutto casuale. 



Quel padre nostro


«Mio padre era sempre in viaggio e noi lo vedevamo raramente, sia io che mio fratello. Mi ricordo la mamma in queste lunghe attese, sempre affaccendata in cucina o a chiacchierare con delle piccole, giovanissime donne di servizio che per la maggior parte venivano dalla campagna: non erano neanche delle donne di servizio, erano delle nostre compagne di giochi». 




dall'intervista inedita a André Delvaux, 
trascritta dalla rivista di studi felliniani Amarcord, realizzata dalla ex Fondazione di Rimini. 
Tra le parole e le immagini non ci sono legami in questo archivio, se non forse fantasiosi, e per scelta, come accade tra le parole e le cose. Funziona come una mappa mentale, appoggiandovi alle suggestioni contenute nella colonna alla destra del vostro schermo, cercando voi stessi. Lasciate un messaggio per farci sapere che siete passati da qui anche voi.

Gli scontenti



"Questo non è mica 

un guaio ... siamo rimasti così in pochi 
ad essere scontenti 
di noi stessi!"




Riga, pensierino, tratto dal copione del premio Oscar La Dolce Vita. 



Questo archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi dalla destra dello schermo alle parole che trovate composte in forma di colonna, ed alfabeticamente ordinate, dal computer. 
Condividete questo post oppure, forse se lascerete un segno del vostro passaggio nei commenti, arrichite in qualche modo, che non possiamo sapere, anche questo lavoro. Le immagini quasi mai sono legate ai testi, per scelta. Ogni volta che trovate la parola "QUI" andate su un sito esterno, per un audio o un video, o qualche volta un iper-testo.





La burla


«Una volta, per commuovere, avrò avuto cinque o sei anni, ho pensato di fingere un suicidio. Ho preso l'inchiostro rosso, mi sono sporcato tutta la fronte e tutte le mani e poi, siccome la nostra casa al secondo piano aveva una scala interna che andava a pianterreno, mi sono sdraiato in terra e ho aspettato che qualcuno si affacciasse, mia madre o mio padre, e immaginavo la scena che avrebbero visto... sono rimasto lì un quarto d'ora, il pavimento gelato, e poi cominciava a prendermi una strana paura, che forse potevo morire sul serio, e poi mi prendeva anche la paura che mia madre, vedendomi dall'alto così spezzato, così morto, potesse impazzire. Però continuavo ad aspettare, perché era talmente intenso il piacere, la voluttà di gustare il dolore degli altri per me, che ho resistito per tre quarti d'ora, immobile così, tremando dal freddo, ma non è venuto nessuno. 
A un certo momento è venuto mio zio, invece, che ha aperto il portone: vai a lavarti la faccia, buffone. E allora ho sentito un odio profondo per quest'uomo, che con questa frase mandava all'aria tutta una recita». 



brano tratto dall'intervista inedita c
on André Delvaux. 
Questo archivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete. 




Da dove vengono?


"La notte e la solitudine delle strade vuote, che si vedono in certe inquadrature de I vitelloni, La strada, Il Bidone costituiscono l'atmosfera piu' adatta per far muovere questi personaggi. 

In quelle inquadrature c'e' forse anche il ricordo di certe mie peregrinazioni notturne nei miei primi tempi a Roma, dopo il mio arrivo da Rimini, quando mi capitava spesso di girovagare senza meta, anche di notte, per le vie del centro. 
Non avevo un'occupazione precisa e nemmeno la piu' pallida idea di quello che avrei fatto in seguito.  E' possibile che l'immagine della città notturna deserta e solitaria mi sia rimasta dentro fin d'allora".




FF, dal libro "Film 1961": Fellini era un'angosciato, un curioso, e un vagabondo, finiti i film amava cercare storie, facce, farsi raccontare, vedere, girava anche in taxi, spesso con la sua assistente Lilliana Betti, con un amico poliziotto, in un misto di insaziabile curiosita' umana, professionale, e centripeta e totalizzante, inoltre finiti i film cadeva in un vuoto, come dice spesso in questi vari brani e interviste, sebbene siano accenni, in parte depressivo. Qui si riferisce agli anni da ragazzo. Il libro citato  e' di V. Spinazzola, l'editore Feltrinelli.  



QUALCHE DETTAGLIO PRATICO: nella colonna alla vostra destra trovate un mappa cognitiva, per cercare tra video, brani, aforismi, documenti, che ho trascritto;  anche se molti conoscono Fellini come il mago delle immagini, aveva "una testa cosi", per usare l'espressione del suo primo attore ed amico Alberto Sordi. 

Vedrete che ho trascurato quasi pettegolezzi, e letture agiografiche e quella narrativa marketing o delle fazioni della battaglia politica, a meno che non potesse essere utile a fare un ritratto dell'epoca, inoltre ho dato spazio alle cose minori, silenziose, come ad esempio Nino Rota, senza la cui presenza l'arte di Fellini non sarebbe universalmente nota e riconoscibile, per il suo suono,  come e'. 
Dove ho potuto ho citato la fonte. Le immagini non sono mai o quasi mai legate ai testi, per motivi di stile e per le stesse ragioni invece quando uscite dal sito dovete rientrarvi da voi. 
Se i brani sono in in lingua originale, soprattuto documenti e recensioni, e lo indico. Le rare cose oltre a questa che ho scritto di mio pugno, e non sono dunque pensieri di Fellini, o di massimo interesse della sua storia nella storia culturale del paese o sulla sua poetica, e di solito sono altri artisti o cari amici, lo indicato nelle tag, come "la nana di fellini". 

Su Twitter, Pinterest e Facebook nel tempo ho curato delle piccole vetrine, in inglese, spagnolo e giapponese,  di questo progetto, che un poco spero possa toccarvi, scuotervi, ed ispirarci.  E che vi faccia venire voglia di dormire per un mese!


Qui un marcetta "di Carlotta", composta pare, dal vero Maestro Rota.







Aho', ciao Marcelli' ...



Qui un audio, tratte da una lunga intervista su La Dolce Vita, piena di dettagli, stupori, affanni anche, che postiamo solo per ricordare quest'epoca, lontana per noi, sia artisticamente che politicamente, e piena di tanta profonda intelligenza, anni di profonda intelligenza che a 20 anni dalla morte di Mastroianni, 19 dicembre 2016, fanno nostalgia, va detto. 


Poco prima aveva detto:"Non mi sento per niente vecchio.Al massimo, leggermente anziano".


Se volete arrivare al passaggio sulle scimmie e gli angeli ci vuole pazienza. 


Aho', ciao Marcelli' ... 





Non so come ho trovato questa immagine, non so da dove venga, mi piacerebbe saperlo. Sembra un film di Ferreri.  Ora, questo archivio funziona come una mappa mentale, cercate da soli: poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui. 




Senza sapere bene di che si tratta


Il cinema ha questo di salutare: anche se la voglia originaria si è dileguata, la realizzazione comporta una tale serie di problemi concreti che vai avanti a fare la cosa senza renderti conto di non ricordarla più. Il film lo giri senza sapere esattamente di che si tratta.” 




Federico Fellini, da un'intervista di Tullio Kezich, la Repubblica 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983. La foto viene da CASANOVA. Questo piccolo archivio-omaggio funziona come una mappa mentale, condividete i post che leggete o lasciate un piccolo segno del vostro passaggio. Sul tema della girare, del realizzare, del farsi tramite, mezzo, ci sono stupendi brani, e potete provare tra queste tag: artista, arte, medium, ispirazione, il lavoro del poeta.










L'Italia cartapesta



"L'Italiano: l'approssimazione, l'indifferenziato, i luoghi comuni,
 il convenzionale, la facciata, la persona, l'atteggiamento ...
Gli italiani non vogliono diventare adulti. 
Puo' darsi che sia un dato di tutta la civiltà mediterranea, 
questo tipico atteggiamento da mammone. 
Di qui l'onnipotenza della  famiglia, e la mancanza di fiducia in se stessi".  






Un brano da Casanova Rendez-vous, Bompiani, pagina 140, e da
 Fellini al contro-attacco, da Il Tempo, 1985.  Questo archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi come dalla destra dello schermo. Condividete questo post oppure, forse meglio se lascerete un segno del vostro passaggio nei commenti, arricchirete questo lavoro. Le immagini quasi mai sono legate ai testi, per scelta. Ogni volta che trovate la parola "QUI" andate su un sito esterno, per un audio o un video, o qualche volta un iper-testo. 


Il fascino dell'acquario


La vertigine da vuoto era e l'unico punto di riferimento per raccontare la sua vita inesistente. Mi é sembrato di vedere un atteggiamento  esistenziale molto attuale, l'occhio vitreo che si lascia scorrere sulla realtà, e cancellare da essa, senza intervenire con un giudizio, senza interpretarla con un sentimento.
La non vita, con le sue forme vuote che la compongono, ha un fascino da acquario.




Brano tratto da Casanova Rendez-Vous con Federico Fellini, 
Bompiani, pagina 139. Nelle immagini l'inizio psichedelico e surreale de La Dolce Vita. 
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