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Le cose inutili

Dai bilanci ho sempre rifuggito, sono operazioni masochistiche e inutili: 
neppure i bilanci degli Stati o delle società funzionano, figuriamoci quelli di un regista. 
È chiaro che in questa fase, del Paese e del mio mestiere, finire un film mi sembra 
abbia un sapore diverso: dato che il cinema pare un passatempo rituale e sorpassato, 
non sai se e quando ricomincerai a lavorare, se potrai, se ne avrai voglia...



 Pensiero interessante, per un lavoro artistico, ma forse per il cammino dell'uomo, e la profezia della fine del cinema: tratto da un'intervista della collega Lietta Tornabuoni, da La Stampa pubblicata nel 1982; poi citato in Federico Fellini,  E la nave va (trascrizione di Gianfranco Angelucci, Longanesi & C., Milano 1983). 
E questo piccolo archivio ama il bene: funziona come una mappa mentale, le libere associazioni che trovate nella colonnina alla destra dello schermo sono piccole insegne per la ricerca. Sapere che siete passati da qui, condividendo questo post o lasciando infondo alla paginetta un pensierino, arricchisce questo lavoro.








Il provvisorio permanente



Il cinema e' il mondo naturale di realizzarmi, sono io, e' la mia vita. 

Non che debba suonarvi presuntuoso, ma il cinematografo rappresenta per me la spontanea inclinazione, e' anche un alibi grande per me, cosi mi pare che mentre faccio i film che tutti quegli impegni e responsabilita' che si hanno verso la vita, gli altri, se' stessi, la societa', vengano temporaneamente arrestati, perche' io sto lavorando e cosi non posso occuparmi ne' delle tasse ne' di certe fedelta' ideologiche, e questo rende una provvisiorieta' cronica ormai, che mi rende sereno, quindi il cinema e' il mio modo di vivere e di risolvere la giornata e di dare un vago, impreciso senso, ma per me confortante, alla mia vita.

A me di andare al cinema non mi viene in mente, e' una specie di rituale, di abitudine, che ha quasi cessato di esistere quando io, personalmente, ho cominciato a fare il cinema: e' un disinteresse tutto sommato, ma che non vorrei che fosse vissuto come sdegnante, ma non mi sento proprio spinto ed incuriosito verso il lavoro di molti miei colleghi, e questo non e' necessario per valutare, stimare, o apprezzare un autore ed un collega, non sia necessario vedere tutti i film. 

Questa dichiarazione mi mette anche in imbarazzo, perche' potrei sembrare presuntuoso, ma se dicessi il contrario non sarei sincero. 



8/5/77, Madrid. Intervista TV con J. Serrano, piuttosto tesa, e molto lunga, in lingua. Il resto del video in bianco e nero lo trovate qui. Questo piccolo archivio-omaggio funziona come una mappa mentale, navigatelo e condividete i post che leggete o lasciate un piccolo segno del vostro passaggio, qui sotto.