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Un film che non vi racconta bugie






Chi sono i vitelloni

Cosa fanno?
Perche' si chiamano cosi?
Coraggioso, divertente, scanzonato. 
Ritroverete voi stessi, i vostri amici, le vostre donne... 



Queste sono alcuni slogan di un favoloso trailer dell'epoca de I Vitelloni. 
Dura tre minuti e mezzo.  
Non potete perderlo. QUI.


QUi la recensione di Rondi, critico cinematografico de Il Tempo. 







Proteggete la conoscenza, condividete questo post, con chi amate preferibilmente, i pulsanti sono in basso, e se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. 













.. siamo un'esperimento non riuscito di nazione?










Dovremmo tutti riflettere su cosa sia l'italianità.

Cioe' essere italiano. Nel nostro quotidiano abbiamo anche noi complicità, compromessi, abbiamo preteso e tradito.



La Stampa, 1993. 
Le tangenti di M. Tropeano. L'idea di un carattere nazionale, tanto cara anche agli inglesi, e presente anche nelle idee poetiche di Dante, torna in Fellini fino alla fine,  come questione irrisolta, della sua propria identita' e sempre con grande amarezza, rispetto ai cambiamenti che vedeva accadere e aveva visto durante il fascismo.

Codesto archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi come dalla destra dello schermo. Condividete questo post oppure, forse meglio se lascerete un segno del vostro passaggio nei commenti, arricchirete questo lavoro. Le immagini quasi mai sono legate ai testi, per scelta. Ogni volta che trovate la parola "QUI" andate su un sito esterno, per un audio o un video, o qualche volta un iper-testo. 








Dissimili e vicini



Sul terreno della fama, sembra quasi una fatalità, Fellini e Antonioni si rincorrono da quasi mezzo secolo. 

E l'amichevole sfida continua anche al di là della morte: il 20 gennaio, giorno in cui avrebbe compiuto 75 anni, Federico è stato festeggiato con all'EUR della più grande mostra mai dedicata a un cineasta e con lo scoprimento di una lapide nella via Veneto da lui immortalata; ma Michelangelo (classe 1912, tuttora attivo sul set) gli ha prontamente rubato la prima pagina dei giornali con dell'assegnazione dell'Oscar alla carriera. 



Scartabellando in archivio ritrovo una mia doppia intervista del quando Fellini stava preparando La dolce vita e Antonioni L'avventura: 
"Sono i due registi più interessanti del momento, gli unici che hanno detto una parola nuova dopo le grandi prove della triade Rossellini De Sica Visconti: Antonioni nella dimensione di un rinnovato psicologismo borghese, Fellini in quella della fantasia picaresca. 


Antonioni si confessa intellettuale con una punta d'orgoglio, Fellini si dichiara un'ignoranza enorme' con una punta di civetteria. L'uno viene dalla critica cinematografica, l'altro dal 'Marc'Aurelio'; l'uno ha letto tutti i libri, l'altro pochissimi; l'uno segue la logica, l'altro l'istinto; l'uno ama i problemi, l'altro il racconto. Antonioni ha l'aria di mangiare poco, Fellini divora maccheroni al sugoNon sappiamo quanto siano amici, quanto possono andare d'accordo: certo è che si stimano molto, pur sentendosi diversi...". 

Nei decenni che seguirono le cose cambiarono un po' (Fellini,tanto per dirne una, prese a mangiare meno e a leggere di più), ma la competitività rimase; e fra i cinefili perdurò (e si potrebbe perdurò (e si potrebbe sostenere che dura ancora) la spartizione fra felliniani e antonioniani. 


Il bello è che il primo film firmato dal solo Fellini, Lo sceicco bianco, doveva farlo Antonioni e nasce da un soggetto di quest'ultimo: dell'incidente Michelangelo promise un giorno di raccontarmi "la vera storia", poi l'occasione saltò e forse il mistero resterà tale. Ricordo invece quello che mi disse il regista di L'avventura reduce nel '60 da Cannes, dove il suo capolavoro era stato dapprima accolto a fischi e poi entusiasticamente rivalutato fino a strappare uno dei premi minori; ma la giuria, presieduta da Simeon, aveva assegnato la Palma d'oro a La dolce vita"Ti assicuro che se il festival durava ancora una settimana - asserì sornione il neo premio Oscar - vincevo io". 




22 gennaio 1995, 
tratto da FELLINI DEL GIORNO DOPO, di Tullio Kezich, editore Guaraldi. Sull'anniversario che offre al cronista questa occasione di bella scrittura e riflessione, qualche tempo dopo, la stampa inglese torna con un articolo, dichiarando Antonioni, il genio dimenticato. QUI

In basso ci sta uno spazio vuoto, predisposto come un fumetto, per scrivere pensieri o sentimenti, oltre ai pulsanti per condividere questo post con chi vi sta simpatico: se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. Proteggete il lavoro dei poeti, delle donne, condivide la conoscenza. 



Diciamola tutta!.



dolcevita ANITA EKBERG FELLINI

«Era un tipo molto esigente quando dirigeva, incline a improvvisi attacchi d’ira. Sul set era un padrone assoluto, d’altronde lui stesso lo diceva che fuori dal set si sentiva vuoto.
Apparentemente gentile, in realtà un despota. In privato era un disastro». In che senso? «Prima di tutto non aveva rispetto delle donne, affamato di sesso chiedeva prestazioni particolari».
 «Gli devo certamente molto, ma anche lui deve molto a me. Anzi, forse più lui a me che io a lui per la famosa scena nella fontana di Trevi. Fellini era uno che carpiva idee agli altri, persino all’ultimo dei macchinisti, e le faceva proprie, senza poi riconoscerne la paternità a chi di dovere». 


 «Può non credermi, ma Federico era proprio così, ma anche in questo suo carattere impossibile risiedeva la sua grandezza, non era certo un tipo ordinario».  «Era invidioso dei suoi colleghi registi, parlava male di tutti, però davanti faceva loro i complimenti». 




«Ricordo che aveva parole sprezzanti per Rossellini, Antonioni. Di Luchino Visconti una volta si lasciò sfuggire un giudizio irripetibile». 



«Sì, ma quello che mi dava fastidio è che lui era falso, voleva apparire diverso da ciò che era, non era coerente. Era un uomo razionale che dimostrava poi di essere assolutamente irrazionale». «Tutti sanno che era fissato con maghi e veggenti, come una donnetta... diciamola tutta, era un provinciale. Si affidava alla divinazione di sensitivi, figuriamoci... e per me, che sono sempre stata con i piedi piantati a terra, era francamente insopportabile». 




(Anita Edberg chiese che fosse pubblicata dopo la morte,  ma non dissimili altre confessioni di suoi collaboratori, e celebri i tradimenti e sceneggiatori a cui rubava idee e corna,  sono stati taciuti e sommariamente e sporadicamente raccontati, il resto del racconto della sua attrice icona lo trovate  qui


L'archivio funziona come una mappa mentale, usatela come delle libere associazioni, e cercate voi stessi. La relazione colle immagini segue il puro caso, per stile. Infondo alla pagina trovate e i pulsanti per condividere questa paginetta, e lo spazio per un commento. 



La fiducia e l'amore




"Non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono. 

Accettare se stessi: io sono questo e sono contento di essere questo, senza problematizzare la vita. Voglio mettermi in condizioni di amarla, di saper amare tutto. 

Lo dice anche sant'Agostino: "Ama e fai quello che vuoi". 
Be', non dice proprio così ma quasi... ".


Da Gli antipatici, intervista con Oriana Fallaci del 1963. La citazione di Agostino e' piuttosto celebre. L'archivio funziona come una mappa, navigate dentro voi stessi. La relazione tra testo e immagine qui nei post non esiste, fa da unico stile il caso, le foto quando non le trova Google sono della curatrice. A destra le parole raggruppante per seme o psicologia, dove appoggiarvi nel cammino. Se usate questo lavoro citate le fonti, grazie. 



Il sesso meccanico


Casanova non mi piace, é un personaggio che mi irrita, mi ripugna, mi avvilisce: perciò anche il film non mi piace ed il doverlo fare mi provoca una rabbia, una vergogna, un disagio tali che mi impediscono di farlo davvero il film.



Questo archivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete.