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Guadagnarsi la pagnotta




"Napoli ha dato da sempre per la sua storia capace  di un sufficiente distacco, dai guai che ha passato.  

Questo e' il principio dell'arte scenica, dell'attore. 


Sapere di fare qualcosa di estremamente infantile,  uterino, estroverso, umorale, quindi con distacco.  Quindi il napoletano e' il piu' adatto a fare l'attore,  per questa possibilità' di guardarsi vivere.

Vado a Napoli in cerca di tipi. Come un enorme negozio. Io non racconto intrecci psicologici. Sono teatri di maschere, quelli che faccio.  

Mi serve un volto su cui immediatamente lo spettatore legge una storia".


Il resto della breve intervista TV,  con Gianni Mina' e' qui. Non lunga.


Federico Fellini (a sinistra) con Moraldo Rossi (a destra) sul set de Lo sceicco bianco, al centro l'attore Leopoldo Trieste. Troverete su Napoli e sugli attori, marionette, facce, doppiaggio, alcuni altri post, navigando nelle parolette, alla destra dello schermo della prima pagina. Funziona in questo modo, come fosse una mappa mentale: e se lascerete un messaggio farete sapere anche voi che siete passati da qui. E se quello che c'e' scritto vi riguarda in qualche modo, allora, non si sa mai cosa potrebbe accadere. 
Grazie della condivisione. 





Vendette e bistecche

F. FELLINI e S. SPIELBERG – 
Roma 1971


"Avevo sempre ritenuto che i famigerati articoli anonimi apparsi nel '60 all'uscita di La dolce vita Osservatore Romano" (a cominciare da quello intitolato "Basta!") fossero opera del direttore Raimondo Manzini, ma una nota del Dizionario dei film di Paolo Mereghetti ("pare siano stati scritti da Oscar Luigi Scalfaro") mi mise una pulce nell'orecchio. Detto fatto telefonai all'ufficio stampa del Quirinale per porre il problema e un gentile funzionario mi assicurò che avrebbe chiesto lumi in proposito al presidente, "forse non oggi, ma domani senz'altro..." Sono passati tre anni e non ho più avuto notizie. 
Ho letto invece il libro Scalfaro, una vita da Oscar di Caldonazzo e Fiorelli (160 pagine, 27.000 lire, Ferruccio Arnoldi Editore), che pur non dicendo niente sul fatto specifico rievoca la stagione meno felice del politico novarese: quella in cui, nel quadro del governo Scelba tra il e il fu sottosegretario allo spettacolo. 
Quando Guareschi, sottolineando che il nostro non andava mai né al cinema né a teatro, giustamente scrisse: "Sarebbe come affidare a un vegetariano il compito di giudicare le bistecche". Pur considerando il teatro di prosa come "un genere archeologico, da museo", Scalfaro si sbizzarrì a proibire e tagliuzzare l'intera drammaturgia planetaria da Sartre a Carlo Maria Pensa. 




E per quanto riguarda il cinema censurò L'arte di arrangiarsi con Alberto Sordi, tentò di non mandare a Cannes L'oro di Napoli, si accanì contro un film innocentissimo come Le avventure di Casanova di Steno infliggendo 22 tagli alla sceneggiatura e 28 alla pellicola. Era ancora fresco allora il ricordo dell'intemerata che il giovane deputato aveva fatto in una trattoria di via della Vite a una signora secondo lui troppo scollata: un grottesco episodio che, per tornare .....episodio che, per tornare a Fellini, si ritrova in forma di comica del muto in Le tentazioni del dottor Antonio, dove Peppino De Filippo è perseguitato dalla traboccante gigantessa Anitona Ekberg scesa giù da un manifesto pubblicitario. Si potrebbe sospettare che da parte di Federico quella sia stata una piccola vendetta per gli attacchi dell'"Osservatore", dato e non concesso (io aspetto sempre la telefonata dal Quirinale...) che li abbia scritti Scalfaro. 
Non c'è comunque da stupirsi che il presidente, quando il riminese era ancora in circolazione, abbia fatto orecchie da mercante alla reiterata proposta di Enzo Biagi e altri di nominare Fellini senatore a vita.  




6 giugno 1996, brano tratto da FELLINI DEL GIORNO DOPO, di Tullio Kezich, Guaraldi editore.  Nell'immagine la tribu' degli indiani a cavallo a Roma, scena del film L'Intervista, come un tributo al cinema western ed insieme un prodigio, una invocazione anche. Lo stranissimo incontro tra il giovane regista di Duel, in vacanza a Roma, e il gigantesco Fellini in una fotina a suo modo storica: trovate una storia del loro incontro cercandola tra le tag. Ed un bellissimo disegno di Fellini del grandissimo Toto'. Questo archivio funziona come una mappa mentale, lasciate un messaggio. 






L'apparizione di una giraffa colla voce disperata

 
Quella faccia improbabile, una testa di creta caduta in terra dal trespolo e rimessa insieme frettolosamente prima che lo scultore rientri e se ne accorga; quel corpo disossato, di caucciù, da robot, da marziano, da giraffa, da incubo gioioso, da creatura di un'altra dimensione, quella voce fonda, lontana, disperata: tutto ciò rappresentava qualcosa di così inatteso, inaudito, imprevedibile, diverso, da contagiare repentinamente, oltre che un ammutolito stupore, una smemorante ribellione, un sentimento di libertà totale contro gli schemi, le regole, i tabù, contro tutto ciò che è legittimo, codificato dalla logica, lecito.




Brano tratto dal libro Fare un Film (p. 128, Einaudi editore) dedicato a Toto', ammirato fin da bambino, e con cui come con Chaplin forse ebbe questo rapporto fascinato ma a distanza. Considerato che uno, Fellini, internazionalmente parlando e' il cinema italiano, e certo lo era il secolo scorso, e l'altro, un genio non esportabile, la cosa fa pensare.