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La fatina delle favole

Un'occasione per sentire la cadenza, la vocina in falsetto, la stanchezza, la scintillante intelligenza., di cui in molti si sono abbeverati in questi anni, e penso in particolare ai registi e agli sceneggiatori (siate gentili, riconoscete il lavoro degli altri come vorreste fosse riconosciuto il vostro): Lunga intervista per la TV francese a Fellini, in occasione dell'uscita de L'intervista. Si parla di cose note, della Dolce Vita, dei disegni, del casting, dei sentimenti di un artista, di un incontro speciale. 
"Una signora, che mi ha accolto in giardino, che pareva una fata, un personaggio di Andersen ...".
Qui l'intervista integrale, in francese ed italiano





Christian Defaye, realizzata nel 1987.

Questo archivio digitale funziona come una mappa mentale, appoggiandovi dalla destra dello schermo alle parole che trovate composte in forma di colonna, ed alfabeticamente ordinate, dal computer. 
 



Il censore vs. l'uomo del sacco





Questo interessantissimo, e per me illuminante brano, e' tratto da "Federico Fellini, Intervista sul cinema", a cura di Vieri Grazzini, un critico italiano e produttore, a cui devo molto, avendo egli, con infinita pazienza ed eleganza, per anni, di notte, in TV curato rassegne anomale, del cinema americano degli inizi del secolo scorso, in lingua: e la sua passione fu evidentemente come contagiosa. Il libro in questione invece venne  pubblicato da Laterza, Roma-Bari, 1983, pp. 102-103.  


QUI  propongo il trailer americano, molto enfatico ma tenero che rese una star e un'icona mondiale indimenticata Giulietta Masina, premio migliore attrice straniera, e premio miglior film agli Oscar. Musiche di Nino Rota, dialoghi di Pasolini.  




[...]  La censura aveva proibito il film e io non volevo che bruciassero i negativi. Così, seguendo il consiglio di un amico gesuita intelligente e forse un po’ spregiudicato, padre Arpa, andai a Genova da un cardinale famoso, considerato uno dei papabili e forse anche per questo assai potente, per chiedergli di vedere il film. In una minuscola saletta di proiezione situata proprio dietro il porto, aveva fatto mettere, al centro, una poltrona comprata il giorno prima da un antiquario, una specie di trono con un gran cuscino rosso e le frange dorate. Il cardinale arrivò a mezzanotte e mezza sulla sua Mercedes nera. 
A me non fu concesso di restare nella sala e non so se l’alto prelato vide davvero tutto il film o se dormì; probabilmente padre Arpa lo svegliava nei momenti giusti, quando c’erano processioni o immagini sacre. 
Fatto sta che alla fine disse: 'Povera Cabiria, dobbiamo fare qualcosa per lei!'. 
E penso che gli sia bastata una semplice telefonata.

 Qualcuno mi accusò pubblicamente di essere una specie di Richelieu, che invece di combattere alla luce del sole, tramavo dietro le quinte; per fortuna allora c’era la possibilità di perdere tempo in polemiche di questo genere. Ma insomma, il film fu salvato. A una stranissima condizione, però, posta dal cardinale: che fosse tagliata la sequenza dell’uomo col sacco. [...] 

L’episodio mi era stato ispirato da uno straordinario personaggio col quale avevo passato due o tre notti in giro per Roma: una specie di filantropo, un po’ mago, che in seguito a una visione s’era dedicato a una particolare missione: raggiungeva i diseredati nei punti più strani della città e distribuiva a tutti cibi e indumenti che teneva in un sacco. Questo ogni giorno. Con lui ho visto cose da fiaba. Sollevando la grata di certi tombini dove immaginavi ci fossero solo fango e topi, trovavi una vecchina che dormiva. Nei corridoi di un sontuoso palazzo di via del Corso, dove adesso c’è il Partito socialista, c’erano dei vagabondi che dormivano fino alle cinque della mattina, fatti entrare di nascosto dal guardiano di notte. L’uomo del sacco conosceva tutti questi posti: a uno faceva una iniezione, all’altro dava da mangiare. 



Nel film immaginai che Cabiria lo incontrasse sull’Appia Antica, mentre tornava a casa alle prime luci dell’alba brontolando perché un cliente mascalzone non l’aveva pagata. Vedeva l’uomo del sacco scendere da una macchinetta e avviarsi verso le cave di tufo, fermarsi sul ciglio di una specie di grande voragine e chiamare per nome una donna; da un lurido anfratto usciva allora una vecchia puttana che Cabiria conosceva come la Bomba Atomica, ridotta ormai a condurre una vita da topa. Poi Cabiria accettava di tornare a casa sulla macchinetta dell’uomo del sacco e restava molto colpita dai suoi racconti. 


Era una sequenzina molto commovente, ma che fui costretto a togliere; evidentemente in certi ambienti cattolici dava fastidio che nel film ci fosse quell’omaggio a una filantropia del tutto anomala, affrancata da mediazioni ecclesiastiche.  E non è ridicolo che il sindaco di Roma, quando uscì Cabiria, protestasse perché avevo messo le puttane in un luogo – la Passeggiata Archeologica – che lui s’era tanto adoperato a render degno della capitale? [...] 




QUALCHE DETTAGLIO PRATICO:   
Vedrete che ho trascurato quasi interamente pettegolezzi, e letture agiografiche e tutta quella narrativa marketing o delle fazioni della battaglia politica, a meno che non potesse essere utile a fare un ritratto dell'epoca, inoltre ho dato molto spazio alle cose minori, silenziose, come ad esempio Nino Rota, senza la cui presenza l'arte di Fellini non sarebbe universalmente nota e riconoscibile, per il suo suono,  come e'. 
Dove ho potuto ho citato la fonte. Le immagini non sono mai o quasi mai legate ai testi, per motivi di stile e per le stesse ragioni invece quando uscite dal sito dovete ritornarvi da voi. Qualche volta i brani sono in in lingua originale, soprattuto documenti e recensioni, e lo indico sempre. Le pochissime cose oltre a questa che ho scritto io medesima, e non sono pensieri di Fellini, o di interesse sulla sua storia nella storia culturale del paese o sulla sua poetica, di solito di altri artisti o suo cari amici, viene indicato anche nelle tag, come "la nana di fellini". 
Su Twitter, Pinterest e Facebook nel tempo, per motivi diversi, ho creato delle piccole vetrine, in inglese anche,  di questo progetto, che spero possa scuotere soprattutto il mondo della cultura e delle arti, e ispirarci. Siate gentili. 

Qui un marcetta "di Carlotta", composta pare, dal vero Maestro Rota.


La fiaba irrealizzata




Ho pensato a lungo ad un progetto con Calvino. Un progetto tratto dalle sue Fiabe italiane. La fiaba come realtà psicologica piu' profonda. Come sogno, come profezia. Ci abbiamo lavorato a lungo, ho un contenitore pieno di appunti sulla fiaba. 
Lo immaginavamo come un enorme gioco dell'oca, che andasse da un racconto all'altro. 


"È arrivato Zampanò!", La Strada - YouTubePoi  lui mando' a Parigi. E' un progetto che come quelli di Venezia e di Napoli mi piacerebbe poter realizzare, ma sono un po' scettico perché' mancano le premesse produttive.



Piccola nota sui film pensati e non fatti, per varie ragioni, e quelli nemmeno tentati, quelli immaginati, sembrano ora i piu' belli, come i mari che non abbiamo attraversato, come dice la celebre poesia. Il contenitore pieno di appunti sara' una balla o perduto? Questo piccolo ricordo viene tratto da L'arte della Visione. Donzelli editore, mentre QUI la storia della raccolta di Calvino, pubblicata nel 1956. 
Intorno al medesimo tema (come esempi: fuga, fiaba,  incompiuti, calvino) trovate altri brani o voci, navigando come in una mappa mentale, con le parole alla destra del vostro schermo. Lasciate un messaggio o condividete il post, contribuendo al gioco e alla conoscenza. 





 

Funny Face Shop

  
"Nel periodo caotico che seguì la liberazione di Roma il cinema non produceva, i giornali non c'erano più, la radio era nelle mani degli alleati. Con alcuni amici del Marc'Aurelio aprimmo una  bottega della caricatura. Si chiamava "Funny Face Shop: profiles, portraits, caricatures". Facevamo ritratti, caricature e disegni per i soldati americani appena sbarcati a Roma. 

Avevamo inventato una serie di vignette, di situazioni tipiche: un soldato americano al Colosseo che uccideva un leone, oppure a Napoli su una barchetta che pescava una sirena, o mentre sorreggeva la torre di Pisa con una mano. 

Ogni situazione veniva riprodotta in cinquanta, cento esemplari dove la testina veniva sempre lasciata in bianco. Le vignette erano raccolte tutte insieme in un grande album che veniva mostrato ai soldati (...). Una sera il locale era molto affollato, c'era sempre un'atmosfera da saloon, e all'impovviso in mezzo a tante divise dei soldati, ho visto uno in borghese, la faccia pallidina, un mentino aguzzo. Era Rosselini. Lo avevo conosciuto appena prima della guerra, all'Aci Film, una società di produzione di Mussolini: fece segno che mi voleva parlare. Si avvicinò lentamente, e si mise alle mie spalle. Io stavo ritraendo un soldato cinese. Mi chiese se volevo collaborare alla sceneggiatura sulla vita di Don Morosini. Io ero molto occupato colla bottega della faccia buffa, inoltre il cinema allora mi pareva una cosa remota, a noi italiani: ora che stavano ritornando i film di Gary Cooper e chissà quante Harlow (...). 




Il film sulla vita, di Don Morosini era Roma città aperta. Sorpresa del neorealismo e risposta al western all'americana. 


Questo archivio funziona come una mappa mentale, per associazioni libere, cercate da soli: le immagini solitamente non sono legate ai testi, mentre sempre i link esterni restano esterni, per rispetto della cultura digitale, che questo piccolo spazio testimonia; poi lasciate una traccia del vostro passaggio qui, se volete.