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Come se lo fosse



«Raccontandomi della sua adolescenza, mi aveva riferito della sua fuga a Bologna con la compagna di scuola Bianchina. Ora, siccome a questa data la Bianchina era andata a stare a Milano, mi sembrò utile avvicinarla per raccogliere altri particolari su questa fuga d'amore. Ma Bianchina mi fermò subito. Lei non era mai fuggita a Bologna con Federico. A questo punto non mi restava che tornare da Fellini per rendere ragione di questa smentita. Fellini non si turbò: «Se non è vero - mi disse - è come se lo fosse». Allora, da quel momento, io non volli verificare più nulla di ciò che Fellini andava raccontando, del resto i suoi racconti erano tutta la sua verità».



Un ricordo di Renzo Renzi, amico, collaboratore, sceneggiatore, per quasi tutta la vita, di Fellini, critico letterario (QUI la sua vita ed opera) e fondatore della Cineteca. Tratto 
da un'articolo de l'Unita'. Qui. 
Se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. Questo articolo funziona come una mappa mentale, ma tra immagini e testi non ci sono legami che strettamente casuali. 





Le idee bugiarde

Non sono protetto, sostenuto, guidato da nessuna ideologia, ne' religiosa, ne' politica. Sono veramente un cantastorie.

Parto sempre da un sentimento, 
da un ricordo, da una nostalgia,
non da un'idea.







Proteggete la conoscenza, condividete questo post con chi amate, oppure lasciate infondo alla paginetta un messaggio per far sapere che siete transitati da qui. L'archivio funziona come una mappa, navigate dentro voi stessi. La relazione tra testo e immagine qui nei post non esiste, fa da unico stile il caso. 
 

Diciamola tutta!.



dolcevita ANITA EKBERG FELLINI

«Era un tipo molto esigente quando dirigeva, incline a improvvisi attacchi d’ira. Sul set era un padrone assoluto, d’altronde lui stesso lo diceva che fuori dal set si sentiva vuoto.
Apparentemente gentile, in realtà un despota. In privato era un disastro». In che senso? «Prima di tutto non aveva rispetto delle donne, affamato di sesso chiedeva prestazioni particolari».
 «Gli devo certamente molto, ma anche lui deve molto a me. Anzi, forse più lui a me che io a lui per la famosa scena nella fontana di Trevi. Fellini era uno che carpiva idee agli altri, persino all’ultimo dei macchinisti, e le faceva proprie, senza poi riconoscerne la paternità a chi di dovere». 


 «Può non credermi, ma Federico era proprio così, ma anche in questo suo carattere impossibile risiedeva la sua grandezza, non era certo un tipo ordinario».  «Era invidioso dei suoi colleghi registi, parlava male di tutti, però davanti faceva loro i complimenti». 




«Ricordo che aveva parole sprezzanti per Rossellini, Antonioni. Di Luchino Visconti una volta si lasciò sfuggire un giudizio irripetibile». 



«Sì, ma quello che mi dava fastidio è che lui era falso, voleva apparire diverso da ciò che era, non era coerente. Era un uomo razionale che dimostrava poi di essere assolutamente irrazionale». «Tutti sanno che era fissato con maghi e veggenti, come una donnetta... diciamola tutta, era un provinciale. Si affidava alla divinazione di sensitivi, figuriamoci... e per me, che sono sempre stata con i piedi piantati a terra, era francamente insopportabile». 




(Anita Edberg chiese che fosse pubblicata dopo la morte,  ma non dissimili altre confessioni di suoi collaboratori, e celebri i tradimenti e sceneggiatori a cui rubava idee e corna,  sono stati taciuti e sommariamente e sporadicamente raccontati, il resto del racconto della sua attrice icona lo trovate  qui. 


L'archivio funziona come una mappa mentale, usatela come delle libere associazioni, e cercate voi stessi. La relazione colle immagini segue il puro caso, per stile. Infondo alla pagina trovate e i pulsanti per condividere questa paginetta, e lo spazio per un commento. 



Non so un cazzo di niente



"Non ho letto Proust, non ho letto Joyce, non so un cazzo di niente [...]. Non c'e' bisogno che tu abbia letto Joyce, o che tu vada a vedere i quadri di Picasso, ormai la vita e' condizionata da quelle opere, quindi basta che tu vivi, e per forza assorbi il contenuto di quelle opere..."




FF, dichiarazione raccolta al magnetofono di Bachman sul set di 8 e 1/2, 
riportate in un documentario di Mario Sesti, del 2004. Proteggete la conoscenza, condividete questo post, con chi amate preferibilmente, i pulsanti sono in basso, e se lascerete un messaggio farete sapere che anche voi siete passati da qui. Ponete la massima fiducia nel potere della gentilezza. 

Ghandi e la furia


«È un peperino piccolo  piccolo, mi piace tanto, mi fa tanto ridere. Il nostro  primo incontro – dichiarerà il  grande bugiardo marito – io non me lo ricordo, perché in realtà io sono nato il giorno  in cui ho  visto Giulietta per la prima volta». 

«Sembra un fachiro, somiglia a Gandhi.  È tutt’occhi, occhi profondi, inquieti, indagatori» dice invece Giulietta  quando si incontrano. 



«Federico è un animaletto misterioso,  bello come una libellula, ma bisogna lasciarlo libero. Ho sofferto di gelosia, tutti mi credono così tenera e dolce  ma so diventare una furia...  

Le sue donne io le chiamo le cortigiane alla corte di re Federico e lui ride.  
A lui le scuffie durano pochissimo: io so aspettare che passino ... {...}  Non aver avuto figli ci ha fatto diventare figlio e figlia uno dell’altro,  così ha voluto il destino».






Questo archivio ha zero pettegolezzi, soprattutto sulle amanti di Fellini e Giulietta, e potete trovare poco, di credibile, sulla coppia, detto pubblicamente. Questo archivio funziona come una mappa mentale. Sul fachiro: da notare che giovanissimo Fellini era magrissimo, altissimo, affamatissimo e forse anche un poco spiritato. Infondo a questa paginetta lo spazio per un commento, o i pulsanti per la condivisione pubblica. 




Si mangiava benissimo, ma non mi sono sposato per questo



"Scrivevo delle scenette per la radio, alcune raccontavano le avventure di alcuni sposini. Giulietta era attrice ed interpretava questa sposina. Ci siamo conosciuti. La cosa e' stata molto spontanea, ci siamo sposati molto dopo, come fosse un copione, una cosa scontata. Ella come me era senza genitori, viveva con una zia, molto borghese, confortevole, ricca, una casa che non avevo mai avuto, con un cameriere ed una cameriera, e dei ritmi tranquilli: prima di questo incontro vivevo come un vero artista, vivevo in albergo, non sapevo come pagare da mangiare, avevo anche il gusto e la consapevolezza di vivere cosi, mi pareva di stare nella biografia tipica dell'artista. Allora, dopo questi tre o quattro anni molto sgangherati, cambiando e girando con una piccola compagnia di riviste, con Aldo Fabrizi, l'atmosfera quiete di questa casa borghese dove si mangiava benissimo, certi orari, certe convenzioni, certi riti, mi diede come una calma, di consolazione, di conforto. Ora dopo 35 anni di matrimonio, cerco di fare pochi rendiconti, cosa significa quello, questo, questo concludere lo evito, perche' sento una colpa sempre di qualcosa, Giulietta pero' e' stata una compagna e di viaggio e di vita, giusta anche. E' anche stata una musa, l'ispiratrice di alcuni miei film". 


Mascherata infantile


"Forse la cosa che dovrei enucleare, e tirar fuori come elemento fondamentale della mia infanzia, é una tendenza a inventarmi le cose. Tutto quello che aveva a che fare col trucco, colla mascherata, le apparizioni dentro un abito, su di me aveva una grandissima fascinazione".



Enzo Biagi intervista Federico Fellini, Accas Film. 
Questo archivio-omaggio funziona come una mappa mentale, condividete i post che leggete o lasciate un piccolo segno del vostro passaggio




Che spettacolo!












"La menzogna é l'anima dello spettacolo. 
E io amo lo spettacolo".



F. Fellini in Federico Fellini di Fabrizio Borin e Carla Mele, Gremese Editore, 1999, p. 45. Questo archivio-omaggio funziona come una mappa mentale, condividete i post che leggete o lasciate un piccolo segno del vostro passaggio



Il cinema non ha bisogno di idee





“Il cinema non ha bisogno della grande idea, degli amori infiammati, degli sdegni: ti impone un solo obbligo quotidiano, quello di fare.” 



Qui da un'intervista di Tullio Kezich, la Repubblica 1982; citato in Federico Fellini, E la nave va, trascrizione di Gianfranco Angelucci, editore Longanesi & C., Milano 1983) FOTO DA CASANOVA .Se condividete i post che leggete o lasciate un piccolo segno del vostro passaggio sara' un modo per arricchire questo lavoro. 

Le domande noiosone




"In verità non so mai cosa rispondere perché non so chi è che stai interrogando; voglio dire che l'aspetto più imbarazzante e schizofrenico dell'intervista è che chi la subisce deve accettare di essere un altro, uno cioè che sa, che ha idee generali, una visione del mondo e dice la sua sull'esistenza, la religione, la politica, l'amore, le bretelle. A molte domande non risponderò, ad altre mi sottrarrò con racconti più o meno inventati". 








Intervista sul Cinema,  Giovanni Grazzini, editore Laterza. Interrogato ha rifiutato un incontro. Strana la gente. Proteggete la conoscenza, condividete questo post, con chi amate, se usate l'archivio per lavoro citate il lavoro degli altri, e le fonti, grazie. i pulsanti sono in basso, per un messaggio personale, alla vostra destra invece, la mappa semantica e psicologica per orientarsi nel cammino. Siate gentili, e sarete grandi. 



La coreografia e la postura

Conosci qualche italiano che sia completamente laico?! Io no. Ma come è possibile? Ce l'abbiamo nel sangue, il cattolicesimo, da secoli. 
Il tentativo di liberarsene è un tentativo necessario, nobilissimo, che tutti dobbiamo fare: ma dimostra che l'ammaccatura esiste, evidente. Io non riesco a scindere dalla mia vita il ricordo delle chiese, delle monache, dei preti, le voci dal pulpito, le voci dal confessionale, i funerali... Ma quale italiano può fare a meno di questo paesaggio, di questa coreografia?.


Intervista con Oriana Fallaci, 
Da Gli antipatici, 1963. L'Italia a cui fa riferimento, quella proprio degli anni de La Dolce Vita, quasi non esiste piu' mentre scriviamo queste note. 

Questo archivio funziona come una mappa mentale, cercate da soli. Lasciate alla fine della paginetta un segno del vostro passaggio. Grazie.




La fiducia e l'amore




"Non bisogna accanirsi nel capire ma tentar di sentire, con abbandono. 

Accettare se stessi: io sono questo e sono contento di essere questo, senza problematizzare la vita. Voglio mettermi in condizioni di amarla, di saper amare tutto. 

Lo dice anche sant'Agostino: "Ama e fai quello che vuoi". 
Be', non dice proprio così ma quasi... ".


Da Gli antipatici, intervista con Oriana Fallaci del 1963. La citazione di Agostino e' piuttosto celebre. L'archivio funziona come una mappa, navigate dentro voi stessi. La relazione tra testo e immagine qui nei post non esiste, fa da unico stile il caso, le foto quando non le trova Google sono della curatrice. A destra le parole raggruppante per seme o psicologia, dove appoggiarvi nel cammino. Se usate questo lavoro citate le fonti, grazie. 



Il resto niente


Niente si sa, tutto si immagina e' una frase spesso detta e nota di Fellini, una di quelle un poco buttate nella conversazione, quella vaga, coi giornalisti, con cui, da cineasta che aveva forse anche soggezione dei letterati, e timidezza anche, e voglia di schivare le domande dirette, le risposte precise, usava. Invece e' un verso di Pessoa. Questa la poesia autentica.


Così presto passa tutto quanto passa!
Muore così giovane davanti agli dèi tutto quanto
Muore! Tutto è così poco!
Niente si sa, tutto si immagina.
Circondati di rose, ama, bevi,
e taci. Il resto è niente.


Fernando António Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – Lisbona, 30 novembre 1935)